Il Premio Bancarella é nato da quel fenomeno, unico e particolarissimo in Italia, che é la tradizione dei Librai Pontremolesi. Dall’Alta Lunigiana, terra di grande emigrazione, sono partite generazioni e generazioni di librai ambulanti. Tra i primi a richiamare l’attenzione sui librai ambulanti della Lunigiana é da ricordare lo scrittore pontremolese Luigi Campolonghi nel romanzo autobiografico “Una cittadina italiana fra l’80 e il ‘900”. Scrive Campolonghi che con i lavori della ferrovia Parma-La Spezia, negli ultimi decenni dell’Ottocento, tornarono in Lunigiana molti pontremolesi emigrati nei paesi più lontani: “Cominciarono a tornare i librai ambulanti di Montereggio (tutti i librai ambulanti che si vedono per le vie del mondo sono di Montereggio), che costruirono bellissime ville sul poggio originario, rinnovando il vecchio borgo decrepito. Da anni, costoro avevan presa l’abitudine di emigrare, essendo la natia montagna avarissima; dapprima vendendo selci per arrotare falci e poi libri popolari, come "I Reali di Francia", "Le avventure di Guerino detto il Meschino" e "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" e col procedere del tempo libri più seri come "La Divina Commedia", "I promessi sposi", "La disfida di Barletta". Continua Campolonghi: "Mi raccontarono quei librai, un giorno che - essendo andato a trovarli - mi facevano gran festa, che sotto la dominazione austriaca il loro mestiere era difficile e pericoloso, non essendo raro il caso che, non appena essi entravano in un paese con la cassetta dei libri a tracolla, il prete suonasse le campane a martello sollevando la popolazione contro di loro. Per questo motivo i librai ambulanti decisero di accodarsi all’esercito italiano, e così accadde che, quando in un paese entravano i soldati, vi entrava anche, nello stesso tempo, il libro: il più vero e grande liberatore”. Questo brano, che risente di una letteratura legata al mito risorgimentale, evidenzia il fenomeno strano e curioso della nostra emigrazione. Da Montereggio, Parana, Pozzo, Mulazzo, Filattiera, Bratto (tutti borghi dell’Alta Lunigiana) sono emigrate tante generazioni di Librai Pontremolesi. Che a Pontremoli esistesse un vasto commercio librario è documentato dal testamento dello stampatore e mercante Erasmo Viotto. I Viotto avevano bottega a Parma, dove stampavano opere pregevoli, tra cui ricordiamo il bel volume degli “Statuti di Pontremoli”, edito nel 1571 da Seth Viotto. Nel testamento, rogato il 5 novembre 1611, figura “un elenco di libri quali sono lasciati a Pontremoli per occasion della Fiera”. L’elenco é costituito da circa 450 volumi, forse un fondo di magazzino, un residuo di precedenti vendite, giacché mancano Dante, Petrarca ed altri classici italiani. Si tratta di opere per lo più giuridiche, sacre, filosofiche, storiche e di varia umanità. Vi si fa esplicito riferimento alla fiera pontremolese, un avvenimento d’una certa notorietà che doveva richiamare gente anche dai paesi lontani. Questo testamento, che parla di un deposito di libri a Pontremoli nel 1611, ci aiuta a capire come sia potuta partire dall’Alta Lunigiana questa tradizione dei librai ambulanti, che nel corso dell’Ottocento assunse caratteristiche veramente vistose. Nel fascicolo dei passaporti rilasciati nel 1812 a Pontremoli, compaiono i primi nomi delle dinastie di librai: Maucci, Ghelfi, Fogola, Lorenzelli, Lazzarelli, Tarantola, Bertoni, Bardotti, Zanarelli. In genere il loro commercio si sviluppa nel nord d’Italia, ma é documentato anche all’estero, in Francia, Spagna e soprattutto in Centro e Sud America. Questa premessa per dire che il Premio Bancarella é nato esclusivamente dalla grande tradizione dei Librai Pontremolesi. Quando la “gerla” non é più sufficiente al commercio del libro, essi si fermano nelle principali città italiane con le loro bancarelle e aprono in seguito le migliori librerie. Grazie al pontremolese Renato Mascagna, che era venuto a conoscenza dell’importanza del fenomeno dallo storico Pietro Ferrari, si ha nel 1952 il primo raduno dei Librai Pontremolesi. Nella pineta di Mulazzo sono presenti tanti librai giunti dalle varie città d’Italia, scrittori, editori e uomini politici. Le cronache ricordano in particolare Arnoldo Mondadori, Valentino Bompiani e Giovanni Gronchi. Si decide di dare vita al Premio Bancarella, l’unico premio letterario gestito esclusivamente dai librai. Nel 1953 si assegna il primo Bancarella a Ernest Hemingway con "Il vecchio e il mare", anticipando per la prima volta il Nobel; le altre due volte saranno Pasternak, "Il dottor Zivago", e con Singer, "La famiglia Moscat". Il premio assume subito una dimensione incredibile e diventa troppo grande e impegnativo per la Pro Loco di Pontremoli che lo gestisce. Nasce la Fondazione Città del Libro che ancora oggi con l’Unione Librai Pontremolesi e L’Unione Nazionale Librai delle Bancarelle, coordina il premio. Danno il loro contributo fattivo alla crescita del Premio i soci fondatori Luigi Serni, Mario Mengoli, Aronne Bertoli, Mario Polverini, Marco Mori, Renzo Tolozzi, Ernesto Schiavello e Ines Nicora. Nel corso degli anni il Regolamento del Premio ha subito modifiche che hanno visto in particolare variare il numero degli elettori, per consentire di volta in volta la partecipazione di un più nutrito gruppo di librerie, al fine di estendere a tutto il territorio nazionale la scelta del volume vincitore. Nel 1975 fu istituito il Premio Selezione Bancarella, che premia le opere che a giudizio dei librai, Bancarellai e Pontremolesi riuniti in un’assemblea pubblica, hanno conseguito quel “chiaro successo di merito e grande successo di vendita”, previsto dall’art. 1 del Regolamento del Premio. I volumi premiati devono essere editi in Italia, da case editrici diverse, nell’anno precedente a quello dell’assegnazione del premio; l’autore, italiano o straniero, deve essere vivente alla data di pubblicazione dell’opera. Cosa dire di questo Premio? E’ un premio che vuole essere popolare; che riguarda fondamentalmente il libraio, tramite tra il lettore e lo scrittore. Non a caso il Bancarella é seguito dai direttori commerciali delle case editrici e non dai direttori editoriali: sono i direttori commerciali che conoscono il mondo dei librai, i loro rapporti di collaborazione e d’amicizia sono fondamentali per la buona riuscita del premio. Dichiara Sergio Pautasso: ”Il Premio Bancarella é molto particolare perché viene attribuito da una categoria commerciale molto precisa: quella dei librai. Ora, dato che i librai sono i clienti degli editori, si stabilisce un rapporto, tra il fornitore e il cliente, che può determinare vantaggi per entrambi. Ma tutto questo poi ha una resa effettiva perché i librai, le opere che vincono, le comprano e le vendono. Quindi i soldi spesi dalle Case Editrici per spingere il loro autore, in questo caso, sono soldi spesi bene” (cfr. C. TANI: "Premiopoli. Un indice ragionato dei premi letterari", Milano 1987, p. 21). Conferma questo giudizio Giovanni Ungarelli, per anni Direttore Commerciale di Rizzoli e Mondadori, che conosce bene il meccanismo del Premio Bancarella: ”Il Bancarella é un premio che funziona molto bene solo se gestito correttamente dall’Editore” (ibidem, p. 47). Ma se questo é il parere degli operatori editoriali, ci piace ricordare l’opinione del libraio Renzo Cortina di Milano: “L’unico premio da salvare é il Bancarella, perché é il Premio dei librai, cioè di chi fa il mercato, di chi sa cosa vuole il lettore” (ibidem, p. 24). Dunque il Bancarella si presenta come unico nel panorama dei premi letterari e per le sue origini umili rappresenta lo scacco della provincia contro i fasti delle capitali mondane dei riconoscimenti letterari. La proclamazione non avviene nel corso di serate eleganti, ma in piazza al sabato sera ed è proprio una festa popolare, ai piedi della torre medievale di Cacciaguerra. E all’ombra della torre, che é simbolo di pace, anche quest’anno il 20 luglio si celebrerà il Premio Bancarella.
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